Storie vere di veri viaggi

Phnom Penh, la città dai mille volti

 

Al novello turista, la Cambogia rappresenta un luogo misterioso, una terra affascinante e ricca di storia. Tuttavia, per chi non è propriamente giovanissimo, questo splendido paese evoca un periodo della vita molto particolare. Perché ho voluto fare questo straordinario viaggio?

Semplice, perché gli Anni Settanta, quelli della mia gioventù, sono stati caratterizzati dalla nota guerra del Vietnam, un evento, che seppure fosse così lontano è stato sentito molto forte in tutto il mondo occidentale.

Anche se tradizionalmente nemici, all’epoca i vietnamiti e i cambogiani si ritrovarono ad essere alleati contro gli americani. Infatti, i vietnamiti comunisti, utilizzavano il confinante territorio cambogiano per attaccare gli statunitensi e i soldati del Vietnam del Sud.

Quindi, se oggigiorno la maggioranza dei turisti si reca in vacanza in Cambogia per ammirare i suoi incantevoli scenari naturali, i suoi splendidi siti archeologici e le sue architetture celebri per il loro incredibile pregio, io, invece, mi ci recavo per comprendere in prima persona cosa è restato di quei terribili Anni Settanta. Infatti, reputo che, ancora oggi, questa sia una pagina di storia fitta di misteri e di fosche ombre.

  

Avevo sempre desiderato poterci andare per rispondere a tanti perché. Ovviamente, preso dalla quotidianità della nostra vita, questo, unitamente a tanti altri progetti, languiva nel cassetto. Il fatto di avere una certa età, permette di vedere le cose della vita in una prospettiva completamente diversa e, quello che prima era un sogno, alle volte, si trasforma in realtà.

Esattamente cosa fu a determinare la scelta di attuare il mio vecchio progetto di andare in Cambogia non lo ricordo bene, ma, quel che è certo che oggi ho realizzato un sogno.

Ma procediamo con ordine, altrimenti si rischia di fare solo una grande confusione.

Partiamo con il dire che questo mio diario di viaggio è un mezzo per raccontare un itinerario, uno strumento per fissare sentimenti, emozioni, per descrivere i luoghi e le persone incontrate, per ricordare le cose viste e sentite. Lungi dal considerarmi un grande scrittore, ho, tuttavia, desiderio di condividere l’emozione provata quando sono arrivato in Cambogia atterrando all’aeroporto internazionale della sua capitale, Phnom Penh.

Era un pomeriggio appiccicoso e caldo di inizio maggio.

Nonostante l’afa che mi toglieva il respiro, sentivo la necessità di conoscerla meglio. Vidi nei volti dei passeggeri del volo uno sguardo sorpreso. Forse, si aspettavano di vedere un’altra Bangkok, magari meno famosa e più piccola.

Phnom Penh, se visitata con attenzione e con un minimo di conoscenza storica, è una splendida città che, ancora adesso, mostra le ferite del suo cruente recente passato. Tutto quel che avvenuto qui, sembra voler far ricordare cosa significhi realmente la parola dittatore.

Si era nel 1975 quando Pol Pot prese letteralmente il potere su tutti gli abitanti della Cambogia. Se Sisowath Quay è il volto moderno di Phnom Penh, se il Russian Market è una tappa obbligata per ogni turista e se il Royal Palace merita una visita, vi sono due luoghi che mi hanno colpito e fatto capire la tragedia e le barbarie che un essere umano può compiere.

Il primo è S-21, ovvero una scuola che divenne una delle tante prigioni nelle quali furono compiute infinite atrocità.

I killing fields è il secondo luogo ove pianto e non sono impazzito solo per caso. Infatti, è uno dei tanti terreni ove giacciano i resti umani delle infinte persone che trovarono una ingiusta e cruenta morte. Un luogo ove spuntano ossa umane che lacerano l’anima.

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