Storie vere di veri viaggi

Si dice che non è importante nella vita il traguardo finale, ma il cammino che si fa per arrivarci. Un viaggio può essere deciso di farlo per un’infinità incredibile di motivi. Io, avevo deciso di compiere quello che sulla carta sembrava essere un viaggio al limite delle mie capacità e questo sia in senso metaforico sia in senso fisico.

Pur tuttavia, ero deciso nel farlo, proprio per mettermi alla prova, per comprendere meglio quale potesse essere effettivamente il mio limite. Non era una questione meramente di spavalderia, anche perché l’età nella quale si crede di essere capace di poter affrontare ogni avventura, è passata da tanto tempo.

Avevo, però, il disperato bisogno di riflettere, di ritrovare me stesso.

Se fino a poco tempo fa per me viaggiare significava esclusivamente romantiche avventure e puro divertimento, oggi, devo ammettere tranquillamente che vedo il viaggio sotto una chiave di lettura totalmente diversa. Non è che ho dato un addio definitivo a quelle che possono essere mete lontane ed esotiche, ma molto più semplicemente cerco luoghi per darmi una spiegazione ai tanti enigmi della mia mente.

Non nascondo il fatto che la mia professione di giornalista free lance mi ha dato l’opportunità di visitare gran parte del mondo. Pur tuttavia, quelle esperienze sono totalmente vissute oggi con uno spirito molto più libero e assoluto.

Il reportage che ho voluto fare del mio viaggio al limite dell’impossibile, mi vede protagonista a Yakutsk, tecnicamente un vero e proprio puntino sulla carta geografica della sterminata Siberia. Qui, in questa particolare e strana località l’inferno si è fatto ghiaccio.

Fa talmente freddo che si cerca di evitare di girare da soli, perché se ti fermi e non hai un qualcuno che ti aiuta si è letteralmente un uomo morto per via del freddo. Yakutsk, non è, di certo, una ambita meta turistica, ma è un luogo ove è facile ritrovare sé stessi.

Qui, vivono circa duecentomila abitanti, qui neve e ghiaccio ricoprono la città per gran parte dell’anno, qui a gennaio non è difficile arrivare a -40 gradi. Fa talmente freddo che il suo fiume La Lena, è diventato una specie di autostrada per molti automobilisti.

Quella che chiamano estate, invece, è un periodo che dura appena tre settimane ed è caratterizzato da incredibili sciami di mosche e zanzare che arrivano e partono. Eppure, straordinariamente la vita sembra essere tranquilla. Infatti, si continua a lavorare fino a quando non si toccano i meno cinquanta gradi.

Qui, i bambini ridono felici e giocano allegramente con la neve e vanno a scuola a meno che non si arrivi a sotto cinquantacinque gradi. Ho provato in prima persona, che ci sono voluti oltre trenta minuti di caldo della mia semplice camera d’albergo, perché il mio corpo potesse riprendere a muoversi pur dolorosamente e con i crampi.

Per difendersi dalle temperature così rigide, gli abitanti sono ancora soliti portare cappelli di renna e pellicce realizzate con pelli di coniglio o di volpe.

Anche in questo lontano e quasi abbandonato lembo di terra, la follia umana ha richiesto un pesante tributo. Infatti, è proprio da Yakutsk che parte la Strada delle Ossa, la statale M56, ove, si narra, si possono ancora trovare le ossa dei tanti prigionieri provenienti dai gulag e che furono mandati al massacro per la sua realizzazione dal regime comunista e che trovarono qui nella morte la pace eterna.

In conclusione, non sarà famosa e ambita meta turistica, ma suggerisco e invito tutti a fare un viaggio a Yakutsk per capire meglio sé stessi e il mondo che ci circonda.

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